Tra D.i.Re e Fare – numero 2

2015-06-16T11:18:56+00:00 16 giugno 2015|Comunicati Stampa|

Care amiche e cari amici,

con il secondo numero della Newsletter “Tra D.i.Re e Fare” continuiamo a raccontarvi alcune iniziative della nostra associazione, dando anche voce a chi sul tema della violenza maschile alle donne in Italia ha da dire e ci è vicina.

È il caso delle riflessioni sul Piano antiviolenza di Lea Melandri. Nei mesi scorsi siamo state impegnate nel cercare di dare sostanza al Piano nazionale che oggi leggiamo, condividendo il pensiero di Lea Melandri, svilente e purtroppo scadente  sul piano della governance e del riconoscimento della pratica e dei saperi dei Centri antiviolenza. Corriamo il rischio di una pericolosa istituzionalizzazione che vanificherebbe, neutralizzandoci, anni e anni di politica, di accoglienza, di relazione tra donne vissuti con l’impegno di costruire libertà per tutte.

D’altra parte nel mese di dicembre scorso lo stesso governo aveva sottoposto il Piano ad una sorta di valutazione pubblica in rete correndo il serio rischio di semplificare e banalizzare temi che invece erano stati affrontati con serietà e impegno nelle sedi opportune, grazie anche alla partecipazione di D.i.Re. Il Governo Renzi fa finta di fare scelte partecipate e condivise, ne è un esempio anche la Riforma della Scuola: processi di coinvolgimento mancati a vantaggio di pericolose scelte che nella migliore delle ipotesi lasciano tutto come era prima.

Se qualcosa è cambiato potrebbe dircelo la ricerca statistica Istat sulla “Violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia” di cui trovate l’intervista a Linda Laura Sabbatini, responsabile della ricerca.  La prima rilevazione in assoluto era stata fatta nel 2006, ben otto anni fa. Negli ultimi cinque anni si conferma che una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale; e chi commette violenza, quella più grave, sono proprio i partner, gli ex o i parenti e gli amici di famiglia. Un dato importante è una maggiore consapevolezza delle donne nel riconoscere e reagire alla condizione di maltrattamento che vivono, quindi di chiamarla reato (29,6% oggi, 14,3% nel 2006). Se oggi le donne denunciano di più (11,8% contro il 6,7% del 2006), se oggi c’è meno vergogna a parlarne con qualcuno e si cerca, di più rispetto al passato, aiuto sicuramente è per il lavoro culturale, politico e sociale di prevenzione e contrasto svolto dai centri antiviolenza. E la rete nazionale dei centri antiviolenza di D.i.Re svolge un ruolo importante nel coordinamento dei centri, nella tessitura di rete tra le donne, nell’interlocuzione istituzionale.

Troverete altri contributi: l’intervista a Simona Lanzoni, rappresentante della GREVIO, nuovo organismo di controllo introdotto dalla convenzione di Istanbul, che insieme a Rosa Logar e altre donne autorevoli presidiano questa commissione; la testimonianza di una giovane operatrice del centro antiviolenza di Catania, che dà voce al suo percorso personale all’interno del Centro e un’analisi della situazione dei centri antiviolenza in Puglia, regione con diverse difficoltà spesso non conosciute. Ancora su questo numero un breve resoconto di Barbara Spinelli del viaggio fatto in Turchia, per testimoniare la difficile situazione delle donne turche, e nella rubrica Diritti un commento sulla nuova legge sul divorzio breve che sicuramente avremmo voluto ancora più amichevole. Un commento alla prima scuola di politica fatto da Lepa Mladienovic, che insieme a Giovanna Camertoni condurrà il prossimo corso di formazione di D.i.Re su violenza e discriminazione a carico delle lesbiche.

Un ringraziamento particolare va a CONAD che sostiene la nostra associazione con una azione importante di sensibilizzazione sul tema della violenza, con la vendita, nel mese di marzo presso i supermercati della rete, di gadget realizzati nelle sartorie  degli istituti di pena. Una quota del ricavato andrà a D.i.Re. La vendita di 380 mila braccialetti sartoriali, realizzati in materiale lycra riciclata e confezionati nelle carceri femminili da Officina Creativa, è sicuramente un segno importante che questa azienda ha voluto dare ai 70 centri antiviolenza di presenti in tutta Italia.

Buona lettura e partecipate attivamente a questo progetto!

 Antonella Veltri e Anna Pramstrahler