Queste sono in sintesi le principali raccomandazioni inviate allo Stato italiano dal GREVIO con il suo Rapporto sull’Italia pubblicato il 13 gennaio 2020.

  • Adottare misure per garantire che la violenza contro le donne sia affrontata in modo globale e integrato e che tali misure siano attuate e monitorate tramite un coordinamento efficace tra autorità nazionali, regionali e locali.
  • Sviluppare soluzioni a lungo termine adeguate per le organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza e case rifugio, al fine di assicurare finanziamenti continui per i servizi di protezione e supporto per le donne sopravvissute alla violenza e i/le loro figli/e, semplificando e rendendo più rapida l’erogazione dei finanziamenti.
  • Rafforzare il sostegno alle organizzazioni femminili indipendenti e il loro riconoscimento, e consolidare il quadro istituzionale nazionale e locale per la consultazione e la cooperazione con le associazioni di donne.
  • Garantire che le politiche e i provvedimenti affrontino la prevenzione, la protezione, le indagini e le sanzioni conformemente all’obbligo di dovuta diligenza, che i funzionari statali, i rappresentanti istituzionali e ogni altro soggetto pubblico si astengano da qualsiasi atto che costituisca violenza contro le donne.
  • Garantire che le disposizioni della Convenzione di Istanbul siano attuate senza alcuna discriminazione fondata su sesso, genere, razza, colore, lingua, religione, opinioni politiche o di qualsiasi altro tipo, origine nazionale o sociale, appartenenza a una minoranza nazionale, censo, nascita, orientamento sessuale, identità di genere, età, condizioni di salute, disabilità, status matrimoniale, status di migrante o di rifugiata o su qualunque altra condizione.
  • Adottare misure per garantire che la violenza contro le donne sia affrontata in modo globale e integrato e che tali misure siano attuate e monitorate tramite un coordinamento efficace tra autorità nazionali, regionali e locali.
  • Sviluppare soluzioni a lungo termine adeguate per le organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza e case rifugio, al fine di assicurare finanziamenti continui per i servizi di protezione e supporto per le donne sopravvissute alla violenza e i/le loro figli/e, semplificando e rendendo più rapida l’erogazione dei finanziamenti.
  • Rafforzare il sostegno alle organizzazioni femminili indipendenti e il loro riconoscimento, e consolidare il quadro istituzionale nazionale e locale per la consultazione e la cooperazione con le associazioni di donne.
  • Garantire che le politiche e i provvedimenti affrontino la prevenzione, la protezione, le indagini e le sanzioni conformemente all’obbligo di dovuta diligenza, che i funzionari statali, i rappresentanti istituzionali e ogni altro soggetto pubblico si astengano da qualsiasi atto che costituisca violenza contro le donne.
  • Garantire che le disposizioni della Convenzione di Istanbul siano attuate senza alcuna discriminazione fondata su sesso, genere, razza, colore, lingua, religione, opinioni politiche o di qualsiasi altro tipo, origine nazionale o sociale, appartenenza a una minoranza nazionale, censo, nascita, orientamento sessuale, identità di genere, età, condizioni di salute, disabilità, status matrimoniale, status di migrante o di rifugiata o su qualunque altra condizione.
  • Consentire una gestione rapida delle indagini e dei procedimenti penali nei casi di violenza contro le donne, garantendo nel contempo che le misure adottate a tal fine siano adeguatamente finanziate e che le sentenze nei casi di violenza nei confronti delle donne, compresa la violenza domestica, siano commisurate alla gravità del reato.
  • Garantire l’applicazione del reato di maltrattamenti in famiglia, tenendo presente la specifica natura di genere della violenza domestica contro le donne.
  • Adottare le misure necessarie per assicurare che i tribunali competenti considerino la violenza nei confronti delle donne al momento di determinare i diritti di custodia e di visita al fine di valutare eventuali restrizioni dei diritti di custodia e di visita.
  • Facilitare l’accesso delle donne che hanno subito violenza ai risarcimenti nei procedimenti civili e penali e garantire che tale riparazione sia prontamente attribuita e proporzionata alla gravità del danno subìto.
  • Prendere in considerazione la modifica della legislazione per garantire che le molestie sessuali subite in tutti i settori della vita siano sanzionate con norme adeguate e che il reato di violenza sessuale sia basato sulla nozione del consenso liberamente espresso.
  • Sviluppare le procedure di valutazione e gestione del rischio assicurando la loro ampia diffusione in tutti gli enti pubblici coinvolti nella gestione dei casi di violenza di genere.
  • Rafforzare le misure per prevenire e contrastare la violenza che colpisce le donne che sono o potrebbero essere soggette a discriminazione intersezionale, tra cui le donne con disabilità, le donne appartenenti a minoranze, le donne appartenenti alle comunità Rom, Sinti e Caminanti, le donne migranti e richiedenti asilo, le donne della comunità LGBTI, le donne anziane, le donne che praticano lo prostituzione e le donne che fanno uso di sostanze.
  • Migliorare l’accesso delle donne straniere al permesso di soggiorno e a procedure di asilo e riconoscimento dello status di rifugiata in relazione alla violenza di genere subita, facilitando l’accesso a strutture di accoglienza e di alloggio e servizi di supporto sensibili alle specificità di genere.
  • Garantire che il procedimento di raccolta e archiviazione dei dati relativi alle donne che hanno subito violenza rispetti le disposizioni sulla protezione dei dati personali come contenute nella Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati a carattere personale al fine di garantire la tutela della vita privata e l’anonimato delle vittime.
  • Avviare, in stretta collaborazione con le autorità regionali e locali comprese le associazioni di donne specializzate e le università, programmi di formazione sulla violenza di genere in tutti i suoi aspetti, destinate a operatori/trici e professionisti/e che possono entrare in contatto con donne che hanno subito violenza.
  • Rafforzare le attività di prevenzione nel campo della sensibilizzazione, dell’educazione, della formazione delle figure professionali, dei programmi rivolti agli autori di violenze e nel settore dell’occupazione, con iniziative di lungo periodo destinate a promuovere il cambiamento dei comportamenti sessisti e basati sulla concezione dell’inferiorità delle donne nel contesto sociale e culturale.