La campagna Violenza sulle donne. In che Stato siamo? affronta con un nuovo video diffuso sui social – oggi 20 giugno, Giornata internazionale dei/lle rifugiati/egli ostacoli che impediscono a donne migranti richiedenti asilo e rifugiate che hanno subito o subiscono violenza di accedere alla protezione loro dovuta in base alla Convenzione di Istanbul .

Nel suo Rapporto sull’applicazione della Convenzione di Istanbul in Italia, pubblicato a gennaio 2020, il GREVIO, Gruppo di esperte sulla violenza contro le donne del Consiglio d’Europa, ha dedicato molto spazio alla condizione delle donne migranti, denunciando i molteplici ostacoli di natura istituzionale che impediscono alle donne migranti richiedenti asilo e rifugiate di sottrarsi alla violenza.

In particolare il GREVIO segnala che “l’assenza di procedure efficaci per valutare le vulnerabilità può condurre al rimpatrio o all’espulsione di vittime in violenza in violazione dell’obbligo di non respingimento” e “la carenza di formazione in tema di violenza di genere di chi lavora nell’accoglienza dei/lle migranti limita fortemente l’accesso alla protezione internazionale e ai servizi di supporto per uscire da situazioni di violenza”.

GREVIO stigmatizza l’impatto del Decreto Sicurezza del 2018, che ha cancellato la protezione umanitaria e sostituito al sistema SPRAR il nuovo sistema SIPROIMI, limitando l’accoglienza dei/lle richiedenti asilo ai CAS e riducendo drasticamente i percorsi di supporto e inserimento sociale.

“Nell’esperienza di D.i.Re, che da circa 3 anni realizza in partnership con l’UNHCR il progetto Leaving violence. Living safe, spiega la presidente di D.i.Re Antonella Veltri, “questo si traduce anche in una grande difficoltà, per le donne migranti richiedenti asilo e rifugiate di accedere al supporto dei centri antiviolenza, pur considerando che oltre il 25 per cento delle donne accolte dai centri antiviolenza D.i.Re ogni anno sono straniere”.

La difficoltà a registrare la residenza è un altro problema segnalato dal GREVIO che non riguarda solo le richiedenti asilo, a cui è impedito dal Decreto Sicurezza, ma “le donne migranti in generale, comprese le rifugiate, per la difficoltà nell’ottenere un contratto di affitto regolare e l’ampio ricorso a subaffitti e alloggi informali”, aggiunge Veltri. “Senza residenza di fatto è impossibile l’accesso ai servizi, comprese le case rifugio, e a un lavoro regolare, ovvero all’autonomia che è l’obiettivo di qualsiasi percorso di fuoriuscita dalla violenza”.

Da risolvere con urgenza, secondo il GREVIO, il problema delle donne migranti arrivate in Italia con il ricongiungimento familiare “che vivono situazioni di violenza domestica dalle quali non riescono a sottrarsi per paura di perdere il permesso di soggiorno”, aggiunge Veltri, “come ben sanno le operatrici dei centri antiviolenza”.

Per questo GREVIO raccomanda, tra l’altro come si può leggere qui, allo Stato italiano di ampliare ulteriormente l’accesso a un titolo di soggiorno autonomo dal partner per le donne.

La campagna Violenza sulle donne. In che Stato siamo? è stata lanciata da D.i.Re-Donne in rete contro la violenza l’8 marzo con l’obiettivo di far conoscere le raccomandazioni del GREVIO e chiedere alle istituzioni di applicarle per rendere effettiva la Convenzione di Istanbul in Italia.