D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza rivendica il valore di tutte le persone che scelgono ogni giorno di opporsi alla violenza e all’intolleranza attraverso la cura, l’ascolto e l’accoglienza, ribadendo che nessuna tradizione, nessuna convinzione religiosa o culturale, nessun modello familiare può essere utilizzato per giustificare la negazione dei diritti umani fondamentali.
Costruire una società libera dalla violenza patriarcale significa garantire a ciascuna persona il diritto di essere sé stessa senza paura. È una responsabilità che riguarda la politica e le istituzioni, ma anche la scuola, il mondo dell’associazionismo e l’intera società. La libertà di amare, di esistere e di autodeterminarsi non è una concessione: è un diritto che deve essere difeso ogni giorno.
L’uccisione di un figlio a causa del suo orientamento sessuale e della madre che lo ha accolto, sostenuto e difeso non è soltanto una tragedia familiare, né un semplice fatto di cronaca nera. È un fatto politico che deve interrogare l’intera società e chiama in causa la persistenza di una cultura patriarcale, autoritaria che continua a considerare le relazioni affettive e familiari come spazi di controllo, possesso e subordinazione.
“Quando un padre ritiene di poter decidere chi un figlio debba essere, come debba vivere e chi debba amare, fino ad arrivare ad annientarne la vita perché non conforme alle proprie aspettative, non siamo di fronte a un gesto inspiegabile o isolato” dichiara Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza; “siamo di fronte all’espressione più estrema della violenza patriarcale: quella che nasce dalla convinzione che l’autorità maschile possa prevalere sulla libertà e sull’autodeterminazione degli altri” continua Carelli. “E quando a essere colpita è anche una madre che ha scelto di stare dalla parte del figlio, di proteggerlo e riconoscerne la dignità, emerge anche il carattere profondamente misogino di questa violenza, che punisce le donne quando rifiutano il ruolo loro imposto di custodi dell’ordine patriarcale” conclude la presidente.
Questi omicidi affondano le proprie radici in una cultura che legittima il controllo sui corpi, sulle identità e sulle scelte di vita, alimentando discriminazioni e odio verso chi sfida modelli rigidi di genere, di famiglia e di sessualità.
Per questo non basta il cordoglio. È necessario nominare le cause strutturali di queste tragedie e contrastarle con determinazione. Serve un impegno politico, culturale e educativo capace di mettere in discussione il patriarcato, di combattere ogni forma di discriminazione e di promuovere una cultura fondata sul rispetto delle differenze, sull’uguaglianza sostanziale nell’accesso alle opportunità e ai diritti, sull’autodeterminazione delle persone.