COMUNICATO STAMPA

La PAS non esiste: allora chiamiamola Rifiuto Genitoriale.

D.i.Re: le nuove definizioni non cambiano la sostanza.

Presidio in Corsia Agonale dalle ore 11 per fermare questa pericolosa deriva.

 

 

D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza lancia l’allerta: ancora una volta si tenta di riproporre la PAS sotto nuove vesti e con definizioni diverse, ma la sostanza non cambia. La Corte di Cassazione ha già chiarito: si tratta di un concetto privo di fondamento scientifico e giuridico.

Il Senato ospiterà, il prossimo 18 settembre, un evento istituzionale di presentazione del Vademecum Operativo e dell’Approccio Integrato Multiprofessionale sul “Rifiuto del Genitoriale”.

Anche D.i.Re sarà presente con un presidio simbolico in Corsia Agonale – nei pressi del Senato della Repubblica – dalle 11.00 alle 13.00 per chiedere alle istituzioni di fermare ogni tentativo di:

  • colpevolizzare le madri per le scelte dei figli,
  • orientare in modo ideologico il lavoro dei CTU,
  • usare il “rifiuto genitoriale” come strumento per incidere sulle decisioni giudiziarie.

Infatti, anche le ricerche internazionali e quella della Commissione parlamentare sul femminicidio mostrano come questa strategia silenzi le donne, scoraggiandole dal denunciare, per non rischiare l’allontanamento dei figli.

Nelle separazioni e negli affidi segnati da violenza domestica, la Riforma Cartabia dà priorità alla tutela di madri e figli. “Un uomo violento non può essere considerato un buon padre: crea paura, insicurezza, e trasmette ai figli il messaggio che la sopraffazione prevale sul rispetto. È proprio questa realtà che spesso spinge i minori a rifiutare il padre violento e le madri a cercare protezione” dichiara Luisanna Porcu, psicologa e consigliera nazionale D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza.

Da troppo tempo assistiamo a una pericolosa operazione culturale: trasformare la violenza in semplice conflitto, mettendo sullo stesso piano chi la subisce e chi la agisce” dichiara Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “I bambini e le bambine vittime di violenza diretta o assistita sono figli di donne sopravvissuti alle violenze maschili. Sono cresciuti con la consapevolezza costante di quanto sarebbe potuto accadere e vivono quindi con un senso di profonda disperazione” continua Carelli. “Hanno sperimentato direttamente la loro funzione di strumento per l’esercizio del potere del padre sulla madre, sanno di cosa è capace il padre e si rifiutano di stare con lui perché hanno paura di ciò che potrebbe succedere” conclude la presidente.

D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza denuncia quindi il ricorso strumentale al comportamento del minore come presunta alienazione parentale, o Rifiuto genitoriale: la normativa nazionale e internazionale obbliga gli Stati a prevenire ogni forma di violenza istituzionale, compresa quella che si realizza quando la denuncia di violenza domestica si trasforma in un’accusa contro la donna che la subisce.