I Centri Antiviolenza al centro delle politiche di contrasto alla violenza alle donne

24 novembre 2014

E’ solo grazie al movimento politico delle donne che oggi possiamo parlare di violenza maschile contro le donne.

Le esperienze e i saperi delle donne, sin dagli anni settanta, hanno consentito la costruzione di percorsi di libertà e di autonomia, mettendo in discussione ruoli tradizionali e definendo la violenza all’interno dei meccanismi di potere e di controllo che esistono nelle relazioni fra uomini e donne.

È stato il femminismo a dare risposte concrete a questo fenomeno attraverso la nascita dei centri antiviolenza dove sono state accolte e si accolgono migliaia di donne ogni anno con una metodologia specifica che mette al centro ogni donna, con l’obiettivo di fare emergere e rafforzare la sua autodeterminazione e le sue scelte. E’ il paradigma di partenza di una metodologia sperimentata e validata, che si basa sulla relazione fra donne. E come ogni esperienza consolidata e virtuosa va custodita e potenziata.

Il prossimo 27 novembre sarà sottoposto all’intesa della Conferenza Unificata il documento che definisce le caratteristiche e il funzionamento dei centri antiviolenza e prescrive i requisiti strutturali e organizzativi per poter accedere ai finanziamenti previsti dalla legge 119/2013 a partire dal 2015. Un’intesa che cancellerà un patrimonio qualificato di esperienze e di saperi acquisiti da oltre venti anni dai Centri Antiviolenza.

Si disconoscono le specificità che caratterizzano il lavoro delle donne nei Centri antiviolenza e le competenze acquisite dalle operatrici dei centri, si prevede, inoltre, una illogica autonomia operativa tra centro antiviolenza e casa rifugio e la presenza di personale maschile: criteri che schiacciano la connotazione politico-culturale dei centri antiviolenza, volti a produrre cambiamento sociale, sulla logica del mero servizio. Non si fa riferimento alcuno infatti all’obiettivo fondamentale storicamente espresso dai Centri antiviolenza delle donne: promuovere sul territorio la trasformazione dell’impianto culturale da cui si genera la violenza parallelamente all’offrire accoglienza e supporto alle donne che hanno subito violenza.

La violenza contro le donne è un fenomeno che ha radici sociali e culturali profonde e va contrastato con un approccio integrato volto a scardinare stereotipi e discriminazioni diffuse ai danni delle donne. I Centri antiviolenza non possono essere considerati un mero “servizio”, ma vanno valorizzati per le competenze costruite e raccolte in decenni di lavoro al fianco delle donne.

Ancora una volta siamo costrette a denunciare una vera e propria deriva culturale che vuole istituzionalizzare il movimento delle donne e burocratizzare un’esperienza che non può essere ingabbiata in un neutro servizio. Ancora una volta siamo costrette a denunciare la logica della distribuzione di fondi per favorire la nascita di luoghi e meri servizi lontani dal riconoscere la natura e l’origine del fenomeno e di conseguenza distanti dalla possibilità di affrontare il fenomeno. Non è con la retorica commemorativa della Giornata mondiale contro la violenza alle donne, che si affronta la violenza degli uomini sulle donne.

Invitiamo tutte e tutti di sostenere i Centri antiviolenza, i gruppi di donne e la società civile impegnati in questa battaglia culturale per la libertà delle donne.

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