Indagine a cura della Prof.ssa Manuela Stranges
IL PROGETTO E GLI OBIETTIVI DELL’INDAGINE
“La salute è di tutte. Contro la violenza di genere, per il diritto delle donne alla salute” è il progetto realizzato da D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, con il supporto di Novartis, per sostenere il diritto alla salute delle donne vittime di violenza.
Nell’ambito del progetto è stata realizzata un’indagine su un campione di 207 di donne afferenti ai centri antiviolenza associati alla Rete D.i.Re, per indagare l’impatto della violenza sulla realizzazione del diritto alla salute delle donne, con particolare attenzione alle
pratiche di prevenzione.
La realizzazione dell’indagine è stata curata dalla Prof.ssa Manuela Stranges, Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza “Giovanni Anania” – Università della
Calabria.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, 2013) ha indicato chiaramente che la violenza contro le donne rappresenta un problema di salute pubblica globale e ha raccomandato l’integrazione sistematica del riconoscimento e della presa in carico delle vittime nei percorsi sanitari ordinari, ponendo attenzione particolare alla prevenzione secondaria e terziaria.
La ricerca ha indagato in maniera approfondita le pratiche di prevenzione sanitaria tra le donne vittime di violenza, analizzando al contempo gli eventuali ostacoli – strutturali, personali o relazionali – che influenzano l’accesso delle donne alla prevenzione e ai percorsi di presa in carico.
LE DONNE COINVOLTE E LE AREE DI INDAGINE
Il questionario d’indagine è stato somministrato in forma anonima e volontaria a un campione di 207 donne che hanno avuto accesso ai servizi dei centri antiviolenza sul territorio nazionale.
o Oltre la metà delle intervistate si concentra nel gruppo di età dai 35 ai 54 anni.
o Il 39,1% delle donne intervistate è separata o divorziata e il 76,8% ha uno/a o più figli.
o Il 40,1% delle rispondenti possiede un diploma di scuola superiore e il 31,9% ha un titolo universitario.
o La maggior parte delle partecipanti risulta occupata (54,2%) eppure circa tre quarti del campione dichiara di vivere situazioni di difficoltà economica più o meno gravi.
La ricerca ha indagato 5 aree tematiche:
o Caratteristiche demografiche e socioeconomiche delle donne
o Salute fisica, psicologica e percepita
o Accesso ai servizi sanitari
o Pratiche e frequenza della prevenzione sanitaria
o Dati relativi alla presa in carico da parte dei centri antiviolenza
I RISULTATI DELL’INDAGINE IN SINTESI
L’accesso ai servizi sanitari e alle pratiche di prevenzione è ostacolato dalla vulnerabilità delle donne dovuta a ostacoli multidimensionali, in cui fattori economici, logistici, familiari si intrecciano alla situazione violenza.
Le donne intervistate mostrano un approccio reattivo alla loro salute:
o Quasi la metà delle intervistate (49,8%) si rivolge al medico “solo in caso di sintomi”, indicando un approccio più reattivo che preventivo alla gestione della propria salute.
o Il 37,2% del campione dichiara di ricorrere a visite, controlli e screening di prevenzione solo in presenza di sintomi.
o Il 48,8% dichiara di non avere mai preso parte alle iniziative di screening promosse sul territorio
La violenza, unita alla fragilità economica, ostacola l’accesso ai servizi sanitari:
o Circa il 14% delle donne coinvolte nell’indagine dichiara di non essere riuscita ad accedere alle cure sanitarie di cui aveva bisogno.
o Tra chi ha necessità di cure, una parte del campione incontra barriere all’accesso ai servizi sanitari per motivi economici (24%), talvolta in combinazione con difficoltà logistiche o familiari, e per problemi legati alla situazione di violenza (31%).
I centri antiviolenza svolgono un ruolo centrale non solo come spazi di protezione, ma anche come luoghi di ricostruzione personale e di empowerment, con un impatto positivo sulla salute fisica e psicologica delle donne.
L’esperienza presso il centro ha un impatto positivo sulla salute fisica delle donne:
o Più della metà delle rispondenti (54,6%) dichiara un miglioramento della propria condizione fisica dopo l’ingresso nel centro antiviolenza, segno di un effetto
favorevole del percorso di supporto anche sul benessere corporeo, spesso compromesso dalle conseguenze della violenza.
Il supporto dei centri antiviolenza è percepito dalle donne come fondamentale per ristabilire equilibrio emotivo e sicurezza interiore:
o Il 75,8% delle intervistate dichiara un miglioramento del proprio benessere mentale dopo l’accesso al centro antiviolenza.
Le donne mettono in evidenza un forte legame tra la salute fisica e psicologica:
o Nei commenti, molte donne sottolineano la forte correlazione tra la salute fisica e quella psicologica, riconoscendo l’impatto della violenza su entrambe. Inoltre, attribuiscono ai percorsi di sostegno psicologico la possibilità di recuperare equilibrio e autonomia, con ricadute positive anche in termini di salute fisica.
La salute psicologica delle donne intervistate è in una condizione di maggiore fragilità rispetto alla salute fisica.
La salute mentale è compromessa a seguito dell’esperienza di violenza:
o Nei commenti le donne raccontano come la violenza subita influisca su ansia, paura, depressione, senso di colpa e autostima.
o Quasi una donna su cinque (19,3%) definisce “cattiva” la propria salute psicologica percepita, segnalando, quindi, un disagio psicologico di vario grado.
o Oltre il 70% delle intervistate ha sperimentato episodi di solitudine nel corso dell’anno, segnalando la diffusione di un senso di isolamento relazionale.
o Circa il 60% delle partecipanti ha usufruito di supporto psicologico o psicoterapia negli ultimi 12 mesi.
Lo stato di salute fisica percepita e l’impatto della violenza:
o I commenti evidenziano l’impatto della violenza, diretto o indiretto, sulla salute fisica, come conseguenza di stress cronico, traumi o trascuratezza della cura di sé.
o Il 43,5% delle donne intervistate ritiene che le proprie condizioni fisiche siano buone e quasi 7 donne su 10 (69,1%) dichiara di non avere malattie diagnosticate.
o Tra le partecipanti all’indagine che hanno una malattia ma non assumono regolarmente i farmaci, la motivazione più frequente (61,5%) per tale mancata assunzione è di natura economica.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE: LA SALUTE AL CENTRO DELLA RINASCITA DALLA
VIOLENZA
I risultati dell’indagine evidenziano che le donne che hanno vissuto esperienze di violenza si trovano spesso in condizioni di salute psicologica più fragili rispetto a quelle fisiche. La violenza agisce come fattore strutturale di impoverimento della salute mentale: produce ansia, isolamento, senso di colpa, fatica a fidarsi di sé e degli altri.
La ricerca mostra anche che la precarietà economica e lavorativa incide in modo diretto sulla possibilità di prendersi cura della propria salute. Le donne che si occupano di figli e famiglia, o che si trovano in situazioni di disoccupazione o lavoro precario, risultano meno presenti nei percorsi di prevenzione. Questo non per mancanza di consapevolezza, ma perché la cura di sé resta spesso subordinata alla sopravvivenza quotidiana e/o alla cura degli altri.
I centri antiviolenza si confermano luoghi di cura nel senso più pieno del termine: non solo spazi dove si esce dalla violenza, ma di ricostruzione della salute, dell’identità, della sicurezza personale e del potere di scelta.
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Nei commenti delle donne si leggono parole come aiuto, rinascita psicologica, vita. Il linguaggio stesso restituisce una trasformazione in corso. La salute viene narrata come possibilità di “riconoscersi degne” e di “iniziare una nuova vita”.
