Un 8 marzo per dire che le donne devono contare di più

2014-03-06T19:09:05+00:00 6 marzo 2014|Eventi dei centri|

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Ricerche, dati, progetti, iniziative della Casa delle donne di Bologna

Ancora una volta si celebra l’8 marzo in un panorama sconfortante per quanto riguarda l’Italia. La nuova ricerca europea presentata in questi giorni ci dice che in Europa un terzo delle donne adulte ha subito violenze fisiche o sessuali nel corso della sua vita. L’Italia, con il suo 27%, non è in cima alla classifica, occupando un posto intermedio nella lista, ma – a differenza di quasi tutti gli altri paesi – non ha ancora predisposto e attuato un Piano d’azione nazionale a contrasto della violenza di genere. Non solo, il nuovo governo Renzi non ha nemmeno attribuito la delega alle pari opportunità! Nonostante la ratifica della Convenzione di Istanbul dunque, le donne italiane continueranno a non avere un livello di protezione degno di un paese che si assume la responsabilità di fermare gli autori, prevenire la  violenza e sostenere le vittime nel loro difficile percorso di uscita dalla violenza.

Eppure le donne si attivano sempre più chiedendo aiuto ai centri antiviolenza: nel 2013 la Casa delle donne ha accolto ben 108 donne in più dell’anno precedente (nel 2012 sono state 627): 735 donne, di cui 665 donne che si sono rivolte al Centro per la prima volta durante il 2013, e altre 70 donne che hanno proseguito un percorso di accoglienza iniziato nell’anno precedente.

Delle donne che hanno chiesto aiuto per la prima volta, il 92% lo ha fatto per motivi di violenza. Il 63% sono italiane e il 37% straniere (con un aumento di 5 punti percentuali delle straniere rispetto l’anno precedente), il 72% ha figli (+ 6 punti percentuali), il 17% ha subito stalking, e ben il 21% ha fatto denuncia (secondo i dati Istat 2007, le donne che denunciano sono solo dal 4 al 9% a seconda dell’autore e del reato).

Nei 3 rifugi segreti e nei 7 minialloggi di transizione verso l’autonomia nel corso del 2013 sono state ospitate 37 donne e 40 minori. Altre 37 donne e 48 minori sono stati ospitati nella casa rifugio d’emergenza “SAVE”, dedicata alle vittime ad alto rischio, attiva da dicembre 2012 grazie un finanziamento del Dipartimento Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri[1]. Questo nuovo progetto ha permesso la realizzazione di una pronta ospitalità per l’intero territorio provinciale di Bologna, una risposta innovativa alla gestione dell’emergenza per vittime ad alto rischio attraverso una qualificazione specialistica del personale, l’ottimizzazione e la messa in rete delle risorse esistenti.

Il progetto Oltre la strada nel 2013 ha preso in carico 21 donne, oltre alle 18 già in carico dagli anni precedenti. Di queste, 11 sono state ospitate nella struttura protetta del progetto, le restanti in altre soluzioni abitative. La nazionalità prevalente è la nigeriana (10 donne), le altre provengono dall’Est Europa o da altri paesi. La quasi totalità delle donne che hanno avuto accesso al servizio è arrivata in Italia in seguito a una falsa promessa di lavoro (13), tutte le restanti per motivi legati a una relazione affettiva. 18 di loro sono state vittime di sfruttamento sessuale, e 3 di sfruttamento lavorativo.

In linea con la focalizzazione al rischio e agli esiti letali della violenza, la Casa delle donne conduce da tempo rilevazioni statistiche e riflessioni sul femicidio (omicidio di donne dovuto a motivi di genere): la ricerca relativa al 2013 ha rilevato ben 134 casi (nel 2012 sono stati 129), e 83 tentati femicidi (74 nel 2012). Sono 13 le donne prostituite/prostitute uccise in Italia (14 nel 2012). In Emilia-Romagna i femicidi quest’anno sono stati 8 (15 nel 2012). Tutta la ricerca è on line su: http://femicidiocasadonne.wordpress.com.

La Casa delle donne sta inoltre collaborando a una ricerca sui figli delle donne uccise, vittime “invisibili” del femicidio che distrugge anche la vita di migliaia di neonati, bambini, adolescenti che improvvisamente perdono la madre in uno dei modi più atroci: infatti l’assassino è 8 volte su 10 il loro padre. Molto poco si sa su questi bambini: chi sono, che cosa è successo loro, come stanno a distanza di cinque, dieci, quindici anni dopo l’omicidio, di quale sostegno hanno realmente bisogno e quali linee guida possono essere seguite dai professionisti e dalla politica. Il progetto Daphne Switch-off (www.switch-off.eu ) affronta le esigenze dei figli orfani delle vittime di femicidio, per capire che bisogni hanno, cosa è opportuno fare. Il capofila del progetto, che vede la partnership dell’associazione nazionale dei centri antiviolenza D.i.Re, è il Dipartimento di Psicologia della Seconda Università degli Studi di Napoli, la coordinatrice è Anna Costanza Baldry, consulente di Onu, Nato e Ocse in materia di violenza contro le donne e i bambini. Si stima che dal 2000 ad oggi siano circa 1500 gli orfani delle oltre 1000 vittime di femicidio in Italia. Chiunque abbia vissuto questa tragedia o conosce questi orfani o li ha in custodia o in cura può mettersi in contatto con la Casa delle donne chiedendo di Masha Romagnoli.

Tra gli eventi cui la Casa delle donne darà il suo contributo sabato 8 marzo:

         Con le associazioni femministe dei collettivi, delle singole e di tante artiste, tutte in Piazza Maggiore dalle 15 alle 20 per una giornata di lotta e di festa “La piazza delle donne”, per ribadire la libertà e l’autonomia delle donne, per la laicità, per l’autodeterminazione, per autonomia economica, in difesa della effettiva applicazione della legge sull’aborto, contro la violenza maschile, contro l’uso del corpo delle donne come bottino di guerra o campo di battaglia nei conflitti armati e unite alle donne migranti contro il razzismo sociale e istituzionale.

         dalle ore 9 alle 13 si terrà un banchetto con le mimose al Mercato della Terra di Slowfood Bologna, presso il Cinema Lumière in Piazzetta Pasolini.

 

         Una cena di sostegno per le case rifugio presso l’Agriturismo Serra dei Gatti, in via Castelnuovo 17, a Vergato

 


[1]Per un totale di 65 donne: non si tratta della somma dei due numeri, perché alcune donne sono transitate dalla casa Save ai rifugi.