Divorzio breve: luci e ombre

2018-02-08T17:51:35+00:0013 giugno 2015|News|

Etelina Carri* intervista Marisa Nicchi, Camera dei deputati
Da una vita Marisa Nicchi, Camera dei deputati, è impegnata sui temi del Diritto di famiglia nel contesto di una più generale vicinanza alle battaglie dei movimenti femminili e femministi. In questa breve conversazione vorremmo ragionare sulle positività ma anche sui limiti di questo nuovo provvedimento, che si inserisce nel “quadro delle misure acceleratorie in materia di divorzio e di separazione” (Giuseppina Vassalli). Proponiamo tre questioni, su cui può aprirsi una proficua discussione e interlocuzione.

Etelina Carri (EC) – Quali gli elementi più significativi e più innovativi a tuo parere?
Marisa Nicchi (MN) – Il passo in avanti compiuto riguarda l’accelerazione dei tempi per ottenere il divorzio che si riducono da tre a un anno nel caso di separazione giudiziale e a sei mesi nelle separazioni consensuali, indipendentemente dalla presenza o meno di figli, anche se le separazioni inizialmente erano nate come contenziose. Inoltre, cosa rilevante, si anticipa lo scioglimento della comunione dei beni tra marito e moglie al momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati e non al passaggio in giudicato della sentenza di separazione.
Sono passi utili che nelle ultime legislature erano rimasti “bloccati”. Tuttavia, l’Italia rimane un paese nel quale si fatica non poco a far passare una più moderna riforma del diritto delle famiglie che contempli nuovi diritti civili. È di questi giorni la Risoluzione del Parlamento Europeo che raccomanda di tenere conto delle famiglie monoparentali e dell’omogenitorialità (dato che “composizione e definizione di famiglia cambiano nel tempo”). Oppure si pensi al matrimonio fra gay sul quale l’Italia è indietro anche alla cattolicissima Irlanda.

EC – Si può parlare in parte di occasione persa, visto il permanere del doppio passaggio, prima separazione poi divorzio, che implica, tra l’altro, duplicazione di costi, ma anche complicazioni sul piano processuale anzichè semplificazione ?
MN – Sicuramente. È necessario superare il doppio binario: prima la separazione poi il divorzio. Questo nodo è rimasto irrisolto per le resistenze conservatrici presenti nella maggioranza. È un’occasione persa.
La doppia procedura è anacronistica, aumenta costi, aggrava inutilmente il carico di lavoro sulla organizzazione della giustizia già provata da molte carenze di personale amministrativo e giudicante, causa un abnorme allungamento dei tempi. Una farraginosità che provoca inutili angherie e sofferenze che talvolta vengono aggirate con il turismo verso altri paesi dove il divorzio breve è concesso, naturalmente per chi ha soldi, e questa è una grande ingiustizia. In Italia per sposarsi bastano otto giorni di esposizione delle pubblicazioni, non si capisce perché per lo scioglimento di questo vincolo in modo congiunto e consensuale sia necessario un doppio procedimento e una doppia attesa. L’ l’Italia ha un ben triste primato, quello del turismo per affermare libertà personali e diritti, quello per l’ interruzione volontaria della gravidanza anche per ragioni terapeutiche, per la procreazione assistita, per l’eutanasia…

EC – Rispetto al contesto europeo, l’Italia sembra in materia confermare la posizione di fanalino di coda. In che misura continuano a pesare su queste tematiche posizioni ideologiche conservatrici, che vedono ancora nel divorzio non una situazione, certo complessa e comunque problematica, da affrontare con il dovuto equilibrio, nel rispetto doveroso dei diritti di tutte le parti in causa, ma una profonda patologia civile da contenere e dissuadere?
MN – È sotto i nostri occhi quanto sia pervicace nel nostro paese una certa idea paternalistica del ruolo dello Stato che vuole imporre un modello unico di famiglia sopra le concrete relazioni e responsabilità familiari. Un modo che imbriglia le persone in laccioli ideologici, ferisce la laicità dello Stato stesso e stride con i cambiamenti avvenuti nella vita di tutte e di tutti. Nella discussione sul divorzio breve è stato chiaro come il sole che la società è più avanti del legislatore frenato da un’ipoteca reazionaria. Il matrimonio e’ un legame che si puo’ interrompere, e’ una scelta che nella vita puo’ capitare di fare. Una scelta che lo Stato deve rispettare limitandosi a tutelare i soggetti piu’ deboli. Figlie e figli per esempio.
La garanzia dei tempi più brevi significa anche mettere al primo posto i figli e le figlie che troppo spesso soffrono per l’incertezza prodotta dal tempo lungo del procedimento giuridico anche nei casi consensuali e tanto più nei casi di “lotta giuridica”.
La strada è lunga ma ogni seme gettato, anche il più piccolo, potrà aprire nuove vie di accesso alle libertà di tutti e di tutte.

*Nondasola, Reggio Emilia