I Centri antiviolenza in Abruzzo: una realtà in cammino

2018-02-08T17:18:09+00:0018 novembre 2016|News|

Orietta Paciucci*
Dopo aver accolto in giugno, a L’Aquila, la Scuola di Politica, torniamo a voi, oggi, per parlare della realtà dei Centri Antiviolenza e delle Case in Abruzzo, un percorso iniziato oltre dieci anni fà. L’attuale mappatura della Regione appare variegata e non sempre rispondente ai parametri che vanno a definire in modo univoco un centro antiviolenza.

Gli enti gestori dei Centri, nell’ambito delle quattro provincie abruzzesi, risultano essere:

n.5 Associazioni di donne (volontariato, promozione sociale, Onlus), di cui due aderenti a DiRe;
n.2 Comuni titolari con servizi erogati in convenzione, rispettivamente, da una cooperativa sociale e da un consultorio privato;
n.1 Comune con personale proprio;
n.1 Provincia con personale proprio.
Solo 4 Centri risultano inseriti nella mappatura del 1522.

Per un totale di n.9 realtà presenti a cui si aggiungono due Case rifugio per un totale di 10 posti letto. Per le Case la titolarità e la gestione sono così individuate:

Sulmona (AQ)

– titolarità Comunità Montana;
– gestione Coop. Sociale Horizon service;

Tagliacozzo (AQ)

– titolarità e gestione BeeFree;

Le associazioni Ananke di Pescara e Donatella Tellini di L’Aquila, socie DiRe, nella consapevolezza della identità e forza di tale appartenenza, hanno dato priorità all’azione politica avviando la costituzione del Coordinamento Regionale, che, ad oggi, ha visto l’adesione dell’associazione La Libellula di Sulmona e la coop. Alpha di Chieti. Si sta lavorando per includere le nuove realtà associative al fine di assicurare l’omogeneità dell’approccio e la condivisione di buone prassi.

Nello specifico:

– le modalità di accoglienza;
– la formazione per operatrici di accoglienza, psicologhe, assistenti    sociali, avvocate, mediatrici culturali, educatrici;
– il riconoscimento della centralità della operatrice di accoglienza;
– la supervisione obbligatoria per l’equipe di accoglienza;
– l’idoneità dei locali.

I Centri del Coordinamento stanno lavorando al miglioramento dei propri standard, standard che vanno facendo recepire alla Regione Abruzzo come qualificanti e definenti i Centri antiviolenza. A tale scopo si sta collaborando, insieme agli altri attori del tavolo di concertazione regionale, per emendare alcuni articoli della L.R. n.31/2006, oltre ad inserire, nella stessa, l’istituzione dell’Albo Regionale dei Centri antiviolenza. Questa azione si è resa necessaria dopo l’ammissione al finanziamento e quindi alla legittimazione ed inserimento in mappatura di realtà operative lontane da quell’approccio di genere che individua e riconosce, la violenza maschile sulle donne, quale violazione dei diritti umani.

Per quanto concerne i finanziamenti viene utilizzato il criterio della legge regionale già citata. In questa è prevista, ancora oggi, una quota del 33% da riservare ai Centri di nuova istituzione.

In considerazione del fatto che, sia per il numero di abitanti che per presenza e distribuzione dei Centri, la realtà abruzzese non abbisogna di ulteriore incrementi, ma eventualmente di una maggior capillarità della Rete, il Coordinamento ha avanzato alla Regione Abruzzo la proposta di destinare quel 33% all’apertura e gestione di Sportelli antiviolenza. Questa azione permetterebbe di raggiungere quei territori, specialmente dell’Abruzzo montano, più distanti dalle città e dove spesso si annidano e nascondono realtà di violenza domestica a carico di donne migranti. La titolarità degli Sportelli verrebbe attribuita ai Centri esistenti con distribuzione geografica di competenza. Alcuni Centri operano, da più anni, anche in convenzione con il Comune nel cui territorio hanno sede.

Per quanto concerne le azioni di contrasto alla violenza di genere, non tutti i Centri sono ugualmente attivi e solo le due realtà DiRe, muovono dal convincimento che un Centro antiviolenza è prima di tutto un luogo politico nel quale viene erogato anche un servizio. La passione e la competenza con la quale si muovono li fa riconoscere come riferimenti imprescindibili nei Protocolli antiviolenza. Va sottolineato come anche la costante e fattiva presenza ai Tavoli, convocati dalla Regione Abruzzo nel corso degli anni, della figura della Consigliera regionale DiRe, ha di fatto accreditata questa presenza come autorevole.

Tutti i Centri propongono attività di sensibilizzazione nelle scuole.

A L’Aquila, inoltre, l’associazione Donatella Tellini collabora con la locale Università nell’ambito di seminari formativi organizzati dal Dipartimento di Scienze della Formazione e dal Dipartimento di Psicologia e partecipa a progetti pilota del MIUR. A Pescara l’associazione Ananke, oltre alla ricorrente attività di informazione e disseminazione, detiene il coordinamento tecnico-scientifico della rete antiviolenza. In tale veste collabora alla stesura delle linee guida dei protocolli operativi socio-sanitari finalizzata, anche, a migliorare l’attuazione del “Codice Rosa”.

Non mancano le criticità che sono rappresentate da:

-interlocutori politici che poco o nulla spendono in una programmazione efficace di contrasto alla violenza di genere e di sostegno al lavoro dei Centri e delle Case;

  • dalla scarsa certezza dei finanziamenti che non permette di assicurare continuità lavorativa alle operatrici non volontarie;
  • dalla limitata possibilità di ospitare le donne che, accolte dai Centri, necessitano di rifugio o di momentaneo cautelare allontanamento;
  • dalla non disponibilità di accollo di retta, da parte dei servizi sociali competenti, per donne sole, ovvero con figli maggiorenni, a causa di quanto disposto dalla L.328/96;
  • dalla presenza di enti come la Croce Rossa Italiana legittimati e finanziati dal DPO per aprire e gestire un centro antiviolenza rivolto alla violenza “in genere”…

Molto è stato costruito, molto è ancora da fare, ci auguriamo buon cammino.

*Centro antiviolenza Donatella Tellini, L’Aquila