Da Orlando al Brasile. La violenza di genere come fenomeno globale

2018-02-08T17:18:11+00:003 luglio 2016|News|

Inma Mora Sánchez*

Abitiamo in un mondo patriarcale dove le discriminazioni e le violenze di genere si presentano in tante forme diverse. Negli ultimi messi, i media hanno parlato di due episodi di violenza che ci hanno sconvolto: l’attentato di Orlando e lo stupro di gruppo di una minorenne in Brasile. Cosa hanno in comune?

Chi sono i terroristi

Dopo l’attentato di Orlando, politici di tutto il mondo hanno condannato i fatti. Mentre per alcuni politici era importante parlare di violenza omofoba, per altri, era molto più rilevante parlare di violenza islamica.
Negli Stati Uniti, Donald Trump chiedeva al presidente Obama di dire le parole “terrorismo radicale islamista”.

Salvini, in Italia, diceva che «non è stato un attacco omofobo bensì di un terrorista islamico che ce l’ha con i gay, i cristiani, i ragazzi, con i bianchi, i gialli, le donne, i bambini e gli infedeli. Chi discrimina in base alle scelte di vita non fa parte della mia cultura».

In Spagna, Alberto Garzón, deputato di Izquierda Unida, su twitter pubblicava questo messaggio:

Per lui, questo attacco e l’uccisione di due donne erano risultato dello stesso problema: l’eteropatriarcato.

Le reazioni alle parole di Alberto Garzón sono state tante. Giornalisti e politici hanno cercato di mettere in ridicolo queste parole: “etero… cosa?”. Sicuramente, molti di loro non avevano mai sentito parlare dell’eteropatriarcato né ritengono che sia un argomento su cui riflettere. Forse non hanno mai pensato che l’omofobia e la violenza contro le donne sono tipi di violenza che esistono in tutto il mondo, sia all’interno della cultura cattolica, sia all’interno della cultura islamica. Cioè, parlare di “eteropatriarcato” oppure di “omofobia” non esclude parlare di un altro tipo di terrorismo.
Ma per alcuni politici sembra importante chiarire che sono loro, gli islamici, a perpetrare questa violenza e non vogliono parlare di terrorismo machista e omofobo. Le parole di Salvini dicono chiaramente cosa pensa gran parte della nostra società: sono loro, gli islamisti, quelli che odiano le donne e i gay. Noi no. Non qui.

Anche se qui, in Europa, una donna su tre subisce violenza per il fatto di essere donna. Anche se qui, in Italia, un uomo uccide una donna ogni due giorni. Anche se, in tutto il mondo, lesbiche, gay, trans, bisessuali, non hanno gli stessi diritti delle persone etero. Neanche qui, in Europa. Ma la violenza contro le donne e contro le persone LGBTQ sembra non disturbare troppo quando chi uccide è un terrorista islamico.

Garzón non aveva negato che si trattasse di un attacco terrorista islamico, ma la sua analisi andava oltre. Ed era proprio questo il fatto che in Spagna dava fastidio: dare nome a un problema globale che metteva in crisi il nostro sistema (eteropatriarcale).

Ormai ogni giorno, sentiamo parlare di violenza di genere, di femminicidio, di stupri, di violenza contro le donne, di omofobia… ma ancora in tanti non riescono a vedere il motivo vero del problema e, soprattutto, a capire che si tratta di un problema culturale profondo su cui bisogna lavorare molto. Cosa c’è dietro l’attentato di Orlando? E cosa ha in comune con il femminicidio?

Tutte le forme di violenza fondate sulle differenze di genere fra uomini e donne all’interno di una cultura patriarcale sono considerate forme della violenza di genere. Questa violenza nasce da un’ideologia (la superiorità maschile sulle donne) e si manifesta sulle donne e su tutte le persone che mettono in crisi il sistema patriarcale, dove solo i rapporti eterosessuali sono accettati. Per questo motivo, non possiamo dimenticare che le violenze subite da persone LGTBQ (come, ad esempio, gli “stupri correttivi”) e da donne eterosessuali (come, ad esempio, i femicidi nei rapporti di coppia) sono strettamente collegate.

Terrorismo patriarcale: la violenza che non si vede

Nel messe di maggio, giornali di tutto il mondo parlavano di un altro fatto terribile. 33 ragazzi hanno stuprato una ragazza di 16 anni in Brasile. Loro, gli stupratori, hanno addirittura pubblicato le loro foto su Facebook. Hanno pure fatto dei commenti. Hanno riso di lei e loro, gli stupratori, sono anche stati applauditi, come se fossero degli eroi.

In Brasile, le statistiche ufficiali parlano di uno stupro ogni 11 minuti. Tante altre non vengono denunciate. Pure il Brasile ci sembrava lontano.

Nel mese di giugno, cinque minorenni hanno stuprato una ragazza di 16 anni. Questa volta è successo qui. In Italia. In provincia di Salerno. Gli aggressori sono italiani.

Due giorni dopo, altra notizia. Tre ragazzi minorenni sono stati rinchiusi in carceri minorili per aver stuprato una ragazza 18enne. Altro stupro di gruppo. Di nuovo qui. In Italia. In Europa. In un paese cattolico. Pure loro avevano filmato con lo smartphone lo stupro.

Di questi fatti, si è sentito pure dire che era solo una “ragazzata”. Si è sentito dire pure che loro non pensavano di aver fatto niente di male.

E, infatti, in questa società che non vuole vedere la violenza contro le donne, i ragazzi crescono pensando che per il fatto di stuprare una donna, ridurla a oggetto, violentarla e umiliarla, non succede nulla. Anzi, è un fatto per cui vantarsi pubblicando le foto su Facebook. È questa la cultura dello stupro, dove gli stupri hanno addirittura una componente romantica. Chi non ha mai sentito dire che quando le donne dicono “no” invece dicono di “sì”? In questo mondo, i media, i libri, i linguaggi giustificano le violenze contro le donne e contro tutte le persone che non si sentono parte di questo sistema eteropatriarcale.

Bisogna ancora comprendere che questa violenza è nata in una società costruita per uomini che odiano le donne e, anche, gli uomini che non sono come loro. Odiano tutte e tutti quelli che mettono in crisi il sistema che da loro il potere. E, per questo, preferiscono non parlare e guardare da un’altra parte. Lontano.

*Casa delle donne per non subire violeza Onlus, Bologna