Com’eri vestita? A Milano la mostra organizzata da Cerchi d’acqua

2018-04-05T10:51:23+00:00 17 marzo 2018|News|

Gli abiti in mostra sono stati tutti scelti in base ai racconti delle donne accolte nel corso degli anni dal Centro antiviolenza Cerchi d’acqua di Milano, una delle 80 organizzazioni che fanno parte di D.i.Re – Donne in rete contro la violenza. La mostra intitolata semplicemente “Com’eri vestita?” e aperta fino al 21 marzo presso la Casa dei diritti di Milano (via De Amicis 10) vuole contrastare uno dei principali stereotipi che cercano di rovesciare sulle donne la responsabilità della violenza subita: quello di aver indossato un abbigliamento “provocante”.

Invece non c’è nulla di provocante in un pigiama grigio e azzurrino di flanella, in una paio di jeans e una maglietta, in una gonna al ginocchio, in un maglione. E le situazioni in cui avviene la violenza sono, come spiegano le didascalie che li accompagnano, momenti di semplice vita quotidiana, un quotidiano nel quale però la violenza è spesso un sottotesto ricorrente, che prende le forme di un controllo ossessivo, di una costante denigrazione, fino ad avvitarsi nella spirale della violenza fisica, oltre che verbale.

La mostra – realizzata in collaborazione con la Casa dei diritti e con la Rete Antiviolenza di Milano – trae ispirazione dalla poesia “What I was Wearing” (“Cosa indossavo”) di Mary Simmerling e da un’analoga installazione artistica sviluppata nel 2013 con il titolo “What Were You Wearing?” (“Cosa indossavi?”) da Mary Wyandt-Hiebert, docente alla University of Arkansas, e da Jen Brockman, direttrice del Sexual Assault Prevention Center presso la University of Kansas. È nata dal bisogno di scuotere l’attenzione del pubblico e sfatare gli stereotipi sulla violenza sessuale.

Troppo spesso infatti, la domanda “Cosa indossavi? Com’eri vestita?” sottende una sfumatura accusatoria, come a dire “te la sei un po’ cercata…”, rivolgendo i riflettori su chi subisce violenza e non su chi la agisce.

La mostra voluta da Cerchi d’acqua invita dunque – proprio grazie alla concretezza degli abiti esposti e dunque delle storie cui si riferiscono – a porsi  in relazione con le donne che hanno subito violenza a partire da quel #ioticredo che D.i.Re ha scelto nel suo documento preparato per celebrare l’8 marzo.