Anche il referendum si gioca sui corpi delle donne: dal DdL Bongiorno al sì, senza consapevolezza.

Il dibattito sul referendum si sta caricando di parole e narrazioni che chiamano in causa il lavoro della magistratura anche in merito alla violenza maschile contro le donne.  Come associazione nazionale che lavora accanto alle donne che hanno vissuto violenza, sentiamo il dovere di richiamare tutte e tutti a una grande responsabilità.

“’Se vince il No ci saranno figli strappati alle madri e stupratori in libertà’ è una dichiarazione estremamente grave. L’ennesimo esempio della strumentalizzazione dei vissuti delle donne a fini propagandistici, questa volta espressa dalla presidente Meloni” dichiara Cristina Carelli, presidente D.i.Re “È importante, invece, ricordare che il modo migliore per colpire gli stupratori è favorire il riconoscimento della violenza sessuale nelle aule di tribunale” continua Carelli “e che ciò avverrà difficilmente se passerà la proposta di modifica alla legge contro la violenza sessuale avanzata dalla senatrice Bongiorno, rappresentante dell’attuale governo” conclude Carelli.

Le vite, i corpi e le storie delle donne non possono diventare strumenti di propaganda politica. Le esperienze di violenza non possono essere utilizzate come leva per orientare il consenso, per attaccare istituzioni o per alimentare campagne referendarie. Ogni volta che accade, il dibattito pubblico si allontana dalla realtà delle donne e produce nuove ferite per le donne e per tutta la società.

L’invito è quello di andare a votare con consapevolezza e responsabilità, riconoscendo e rifiutando ogni tentativo di usare le donne e la violenza maschile come strumento di affermazione. La democrazia si rafforza quando il confronto pubblico resta rispettoso: trascinare le vite delle donne nelle strategie di consenso umilia non solo le donne, ma tutte e tutti.

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