Il ministro Tajani, in poche battute, rende evidente quanto siano ancora radicati nella politica e nel linguaggio pubblico stereotipi sessisti che appartengono alla cultura patriarcale, che molti danno per morta o – addirittura – inesistente.
D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza chiede che le parole del ministro vengano stigmatizzate da chi ricopre ruoli strategici. La presidente del Consiglio Meloni e la ministra Roccella che cosa pensano di questa vecchia, inaccettabile doppia morale? Una donna che ha avuto più relazioni sessuali viene giudicata come poco seria, mentre agli uomini viene riconosciuto il diritto di scegliere, valutare e classificare le donne sulla base della loro presunta idoneità al ruolo di moglie. La donna giusta sarebbe quella che aspetta a casa, garantisce stabilità alla famiglia, veste in un certo modo, porta gonne più lunghe. Quella rispettabile, quella affidabile, quella che non oltrepassa i confini stabiliti da uno sguardo maschile.
“È un immaginario profondamente patriarcale: le donne trasformate da persone libere e autodeterminate in categorie tra cui scegliere. Il paragone con un mercato del bestiame è tanto immediato quanto inquietante, perché restituisce con brutalità la logica sottostante: un corpo femminile a disposizione, da ricondurre a una funzione” dichiara Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “Proprio questo ci deve indignare. Continuiamo a fare i conti con la violenza maschile contro le donne e con i femminicidi: dobbiamo colpire la radice culturale della violenza che si alimenta di parole, stereotipi, ruoli imposti, controllo dei corpi e giudizi sulla libertà delle donne” continua Carelli. “Per questo abbiamo bisogno di cambiare radicalmente il simbolico che attraversa la nostra società. Abbiamo bisogno di un linguaggio nuovo, di relazioni fondate sulla libertà e sul consenso, di un’educazione capace di decostruire gli stereotipi e di una cultura politica che riconosca pienamente l’autodeterminazione delle donne.” conclude la presidente.
Chi ricopre un ruolo istituzionale dovrebbe sapere che la sua responsabilità politica è enorme: non parla mai soltanto a titolo personale, contribuisce a costruire l’immaginario collettivo e a stabilire ciò che viene considerato normale, accettabile, rispettabile.
Per questo la Rete D.i.Re continua a chiedere formazione in ogni contesto: nelle scuole, nelle istituzioni, nei luoghi di lavoro, nella comunicazione e nella politica.
E dopo queste ultime esternazioni, una cosa appare ancora più evidente: la formazione deve partire proprio da chi ha la responsabilità istituzionale di attuare politiche di contrasto alla violenza maschile contro le donne, in coerenza con le normative internazionali e con un approccio fondato sulla prospettiva di genere.