Come molti altri casi di femminicidio, anche per quello di Nicoleta Rotaru si contano un numero importante di denunce: dieci.

Secondo D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, che si è costituita come parte civile, questo processo dimostra quanto inutili siano le leggi quando manca la formazione e la consapevolezza rispetto alla violenza maschile alle donne.

Questo processo non avrebbe dovuto aver luogo. Nicoleta Rotaru aveva denunciato dieci volte e i carabinieri hanno metodicamente minimizzato i fatti” dichiara Aurora d’Agostino, avvocata penalista che ha rappresentato D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “Anche di fronte a reati perseguibili d’ufficio, le forze dell’ordine non hanno ritenuto importante procedere” continua d’Agostino “Questo processo rivela puntualmente tutto quello che ancora non funziona nel sistema antiviolenza: forze dell’ordine e servizi sociali senza competenze specifiche, che non hanno saputo riconoscere la violenza e che non hanno saputo proteggere questa donna; infatti, Nicoleta Rotaru ha cercato di difendersi da sola, anche registrando molte delle violenze subite da chi l’ha infine ammazzata” conclude l’avvocata.

I 15.000€ riconosciuti a D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza saranno utilizzati dall’associazione per promuovere attività di formazione a operatori e operatrici che devono gestire situazioni di violenza maschile alle donne.