Audre Lorde, il solco di un terreno su cui ancora combaciamo

Anna Petrungaro*

Nel 2014 sono usciti due libri di Audre Lorde che definiva se stessa “nera, lesbica, femminista, madre, guerriera poeta”. Di origine caraibica, nata a New York nel 1934 da genitori immigrati da Grenada, muore nell’isola di St.Croiz dove si rifugiò insieme alla compagna Gloria I.Joseph.

Audre Lorde si impegnò, dagli anni ’50 in poi su vari fronti politici, ispirando il pensiero e l’azione politica delle donne nere, ma non solo.

La pubblicazione di ‘Sorella Outsider’ è nata grazie a un finanziamento collettivo avviato all’interno del Circolo Lgbtp Maurice di Torino e poi ripresa in molte altre città. Le traduzioni sono di Margherita Giacobino e Marta Gianello Guida, edita dalla Casa Editrice Il Dito e la Luna, ‘Zami – Così riscrivo il mio nome’, traduzione di Grazia Diciano e introduzione di Liana Borghi, Pisa : ETS, 2014.

Nei due testi si presenta e ripercorre il vissuto politico, esistenziale e poetico della Lorde. Chiunque si occupi di razzismo, femminismo e omofobia troverà interesse alla lettura di questi testi, fino al 2014 rintracciabili solo in pubblicazioni di nicchia a cura del movimento lesbico femminista.

In entrambi i volumi viene descritto e documentato, attraverso l’intreccio di analisi politiche e racconti del vissuto personale, come pregiudizi e discriminazioni si muovono su fronti diversi e reciprocamente si sostengono. La visione di Audre Lorde è globale, intercetta e punta il dito sulle varie facce del potere, sulla varietà di istituzioni e comportamenti che ne legittimano e riproducono l’azione. Le dinamiche dell’oppressione, la rete di diffusione e le sue forme Audre Lorde le combatte e le ricollega alla sua esperienza di donna nera, di poeta, di lesbica, di attivista politica.

 

A chi devo la potenza che sostiene la mia voce, la forza che sono diventata, che lievita come fiotto di sangue improvviso da sotto la vescica della pelle contusa? Mio padre ha lasciato la sua impronta psichica, silenziosa, intensa e inesorabile su di me. Ma il suo è un bagliore lontano. Immagini di donne fiammanti come torce adornano e definiscono i confini del mio viaggio, si ergono come dighe fra me e il caos. È l’immagine delle donne, delicata e crudele, che mi conduce verso casa

 Audre Lorde porta alla ribalta un pensiero sulla poesia che ne affina e al contempo irrobustisce lo spessore. In La poesia non è un lusso scrive:

all’interno delle strutture definite dal profitto, dal potere lineare, dalla disumanizzazione istituzionalizzata, non è previsto che i nostri sentimenti sopravvivano. Ai sentimenti si chiede di inginocchiarsi davanti al “pensiero”, come alle donne si chiede di inginocchiarsi davanti agli uomini. Ma le donne sono sopravvissute. Come poete. I nostri sogni puntano verso la via della libertà. Le nostre poesie ci hanno dato la forza e il coraggio di vedere, di sentire, di parlare, di osare.

La Lorde utilizza una scrittura in cui il vissuto e l’elaborazione teorica sono strette l’una all’altra, scompaiono i confini tra il sentire e il pensare, restituisce una dimensione pubblica e un valore politico all’esperienza personale. Utilizza le parole, come una leva la cui forza erige e solleva percorsi continui di autodeterminazione, e autodefinizione. Sono tentativi, definiti da lei stessa, temporanei, eppure continui e permanenti, nel loro intento di autogenerazione. Le parole definiscono la precarietà e oltrepassabilità dei pensieri e desideri, ma soprattutto gettano ponti fra le differenze. Una oltrepassabilità che incorpora la mutevolezza e la fluidità identitaria della/e soggettività di Audre.

L’attualità del pensiero della Lorde è tangibile, attraversa i movimenti femministi, antirazzisti, le affermazioni e le lotte di oggi. Nelle narrazioni della Lorde lo scavo in profondità, nelle oscurità, nelle indistinzioni fa emergere una promessa di libertà, che mentre si nutre di una lucida lettura del presente, ribadisce il valore delle alterità dentro e fuori di sè, che mentre accrescono la coscienza del proprio valore e delle proprie convinzioni si snidano da esse e disegnano il profilo di visioni e di valori nuovi. Scrive, “noi non viviamo vite monotematiche, non esiste una battaglia monotematica.

Si autoriconosce mutevole e plurima, inserita in un contesto sfaccettato, compie un passaggio fondamentale dal concetto di ‘differenza’ a quello di ‘differenze’, ponendo le fondamenta del pensiero queer e aprendo la strada a quella che Kimberlé Crenshaw ha poi denominato teoria dell’intersezionalità. Nella parte finale di Sorella Outsider scrive dell’esperienza della malattia e del cancro che la porterà alla morte nel 1992.

 

*Centro Antiviolenza Roberta Lanzino, Cosenza

 

 

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